Margherita

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Oggi è la giornata sui disturbi alimentari
e io voglio raccontare una storia.

La chiamerò Margherita.
Non perché sia una sola,
ma perché ce ne sono tante.

Margherita è un fiore che cresce anche dove non dovrebbe,
tra le ortiche, tra i silenzi,
tra le cose non dette.

È bella,
ma non sempre riesce a vedersi così.

Margherita è un funambolo.
Sta in equilibrio sopra la sua vita,
con il vento che cambia all’improvviso
e le gambe che tremano anche quando fuori sembra stabile.

Ama tanto, forse troppo.
Sente tutto, sempre.
E proprio per questo a volte crolla.

All’inizio non te ne accorgi.
Perché Margherita ride.
Ride forte, ride fino alle lacrime,
di quelle risate che fanno sembrare tutto leggero.

Poi piano piano cambia qualcosa.

Gli occhi si spengono un po’.
Il sorriso resta,
ma è più fragile, più lontano.

E dentro arriva lui.

Un mostro silenzioso,
di quelli che non fanno rumore
ma si prendono spazio, sempre di più.

Si chiama anoressia.
O bulimia.
O controllo.
O paura.

Ha tanti nomi,
ma fa sempre la stessa cosa:
ti porta via pezzi.

Non è solo cibo.
Non è solo fame.

È guardarsi allo specchio
e non riconoscersi mai.

È sentirsi troppo
e allo stesso tempo mai abbastanza.

È contare, evitare, nascondere,
è combattere ogni giorno con il proprio corpo
come se fosse il nemico.

Margherita è piccola,
a volte sembra spezzarsi,
ma dentro ha una forza che non si vede subito.

Perché continua.
Anche quando è stanca.
Anche quando ha paura.

E la paura c’è sempre.

Paura di non farcela,
paura di perdersi del tutto,
paura di non riuscire più a tornare indietro.

Eppure Margherita c’è ancora.

E questa è già una forma di resistenza.

Perché Margherita non è la sua malattia.
Non è i numeri, non è il peso, non è lo specchio.

Margherita è il mare,
è il sole sulla pelle,
è i vestiti colorati un po’ pazzi,
è le risate vere, quelle che fanno male alla pancia.

Margherita è viva.

Anche quando si sente nebbia,
anche quando si sente persa,
anche quando pensa di non valere abbastanza.

E allora oggi voglio dire questo.

Se ti riconosci in questa storia,
se anche tu sei un po’ Margherita,

non sei sola.

E non sei sbagliata.

Se conoscete una Margherita anche voi, prendetevi cura di quel fiore all’apparenza tanto fragile.
Restate.
Ascoltate.
Abbiate cura.

Perché dentro quel corpo che lotta
c’è una tempesta,
ma anche una luce che non si è mai spenta davvero.

E io lo so
che un giorno quella luce tornerà a farsi vedere tutta.

Anche se adesso sembra impossibile.

Anche se adesso è solo nebbia.


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