Ti stai preparando per uscire con gli amici: indossi il tuo top preferito, un paio di jeans comodi, sistemi il trucco, ti passi una spazzolata ai capelli. Intanto ripensi al fatto che questa sarà l’ultima sera davvero vissuta a casa tua, da quella ragazzina che sei sempre stata. E questo ti angoscia un po’. Non vuoi lasciarti travolgere dalla tristezza, però: stasera vuoi sorridere, goderti ogni momento prima di partire. Il ricordo che conserverai nei mesi a venire non deve essere un ricordo triste.
La serata scorre come sempre. Andate al solito bar, la solita musica, la solita gente. Eppure l’aria sembra più densa, o forse lo è solo per te. Forse loro non sentono quel peso che ti stringe il petto, non notano gli occhi che si fanno lucidi. Non si accorgono che ti sembra di abbandonarli, che senti di lasciare tua madre, tuo padre, i nonni, la tua famiglia. Sanno solo che stai andando incontro a un grande sogno, quello per cui hai studiato, sofferto, sperato. Un sogno che ora potrai finalmente vivere.
«Dai, sarà bellissimo! Vivrai a Milano, farai feste, conoscerai un sacco di gente… e segnati qualche bar carino per quando verremo a trovarti!»
Tu, però, continui a pensare alla valigia da chiudere, alla sveglia prestissimo, al fatto che probabilmente piangerai per tutto il viaggio. Speri che verranno davvero a trovarti. Speri di farti degli amici. Speri — in fondo — di aver fatto la scelta giusta. Ma poi… qual è davvero la scelta giusta? Restare accanto a chi ti ha sempre amata, rinunciando forse a qualche opportunità? O lasciare tutto per provare a diventare qualcuno, cogliendo ciò che ai tuoi genitori non è stato possibile?
Le parole nella tua testa sono troppe: troppi saluti, troppi ricordi. Ora pensi solo che non vedrai il mare per un po’, che al suo posto vedrai la Milano grigia di cui parlano tutti. Pensi a tua nonna che ti chiamerà spaventata dopo aver visto le notizie; pensi alle torte di mamma, ai consigli di papà, alla tua migliore amica che non potrai più vedere ogni giorno. Ti chiederai: mi dimenticherà? Il nostro rapporto cambierà? Certo che cambierà… ma forse riuscirete a restare voi.
Poi arriva il giorno della partenza. Il viaggio è lungo e, anche se avevi promesso a te stessa di non piangere, scorri la galleria del telefono con gli occhi lucidi. Dopo un paio d’ore arrivi a Milano: è esattamente come l’avevi immaginata. Caotica. Ti giri intorno sperando di ambientarti senza impazzire. Prendi la metro, ti perdi tre volte, ma alla fine ce la fai: dopo dieci minuti sei all’uscita giusta. In San Vittore le case sono bellissime, e l’ingresso del Marianum non è da meno.
La tutor ti accoglie con un sorriso, è contenta di conoscerti e ti accompagna nella tua stanza spiegandoti le regole principali. A cena sei da sola, perché ancora non conosci nessuno. Ti manca il cibo di casa. Ti manca casa. Salita in camera, scrolli Instagram. È tardi, ma non riesci a dormire: ti chiedi come saranno le lezioni, se troverai amici, se ti troverai bene.
Dopo la prima settimana capisci che le lezioni sono interessanti ma impegnative: rispetto al liceo il tempo sembra rallentare, mentre gli argomenti raddoppiano.
La parte più bella? Chiacchierare con tutti quei volti nuovi: finalmente ti senti viva, stimolata, e inizi ad ambientarti. Anche in Collegio va meglio: hai conosciuto ragazze con cui stai bene, andate in mensa insieme, fate pause caffè — forse più pause caffè che ore di studio, ma va bene così.
Il Collegio offre tante attività che ti alleggeriscono la mente, ma i dubbi restano lì, silenziosi. Vorresti dei consigli, ma le domande nella tua testa non hanno forma: sono tutte aggrovigliate. L’università ti spaventa, non sai se ce la farai, non sai come studiare, non sai nemmeno se il percorso che hai scelto è davvero quello giusto.
È allora che mi rivolgo a te, matricola.
A te che inizi la triennale o la magistrale, a te che hai già trovato la tua strada o la stai ancora cercando. A te che hai bisogno di un consiglio, e a te che credi di avere tutte le risposte. A chi le risposte le ha ricevute e a chi ancora non le ha trovate. A chi desidera ascoltarne altre.
Chiunque tu sia, ricordati una cosa: non si smette mai di imparare. Si impara dagli anziani, dai grandi, dai piccoli, da chi ti è simpatico e da chi non sopporti più.
L’università non è una corsa sui cento metri: è una maratona, lunga e impegnativa come quella di New York. È un viaggio fatto di sacrifici, sì, ma soprattutto è un cammino in cui scoprirai te stessa. Non andrà sempre tutto bene, non arriveranno sempre trenta e lode. L’università ti insegnerà molto più di una disciplina: ti insegnerà chi sei con gli altri, chi sei senza gli altri, chi sei quando va tutto bene e quando va tutto male. Ti farà capire di chi puoi fidarti, con chi studi volentieri, chi ti sostiene e chi ti supporta nel modo giusto.
Il mio consiglio più grande è questo: circondati di chi ti tende una mano quando tutto sembra nero, e impara a essere tu quella mano quando il buio riguarda qualcun altro. È aprendo il cuore all’altro che scoprirai davvero chi sei.
Per il resto ci vuole pazienza: il metodo di studio arriva — magari tardi, magari al terzo anno — e quando inizierai la magistrale dovrai ricominciare da capo.
Impara a perdonarti. Ad apprezzarti anche quando non sei fiera dei tuoi risultati. Perdona i giorni in cui non riesci a fare ciò che avevi programmato, e ricordati di vivere anche fuori dall’università.
A tutte le ragazze là fuori che non sanno ancora cosa vogliono, che non sanno dove le porterà questa strada, che non sanno ancora chi sono: c’è tempo. C’è sempre tempo per cambiare, per raddrizzare la rotta; e anche per cadere, per perdersi, per ritrovarsi altrove. Non avere paura di lasciare ciò che non senti più tuo. Non avere paura dei giudizi. Non avere paura, perché l’unica che vivrà la tua vita — davvero — sei tu.
Circondati di chi ti cerca anche quando nemmeno tu vuoi stare con te stessa. Goditi ogni istante e vivi ciò che hai sempre sognato.
Se realizzerai i tuoi sogni — qualunque essi siano — non avrai mai sbagliato strada.

