Domenica 15 marzo.

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Stamattina mi sono svegliata ed ero sola in casa,
mi sono alzata e ho sceso le scale.

Ad ogni passo ho sentito dentro di me un peso farsi sempre più forte,
come di straziante solitudine,
che poi non è nemmeno solitudine davvero
perché so di non essere sola,
ma mai un silenzio come oggi l’ho sentito così assordante.

Sono tornata a letto.

E volevo gridare ma non usciva voce.
Sono rimasta lì per ore a guardare fuori,
come se stessi aspettando qualcosa,
come se il buio in cui stavo scendendo potesse illuminarsi tutto insieme.

Non è successo.

E allora sono rimasta lì, ferma,
con quella voce in testa che non smette mai.

Quella che ti dice che non vai bene.
Che devi fare meglio.
Che devi togliere ancora un po’.

Non urla,
ma non ti lascia respirare.

Così dopo ore di niente ho tolto le coperte da sopra di me
come se fosse la cosa più difficile del mondo,
ho acceso la musica
e ho provato a restare.

A restare dentro quel momento senza scappare.

Seduta nel mio bagno rosa,
quello di sopra con la vasca,
mi sono guardata.

E per un attimo non ho cercato di cambiarmi.
Non ho cercato di aggiustarmi.

Sono rimasta lì.

Mi viene da ridere a pensare
a quanto io sia rimasta caos,
a come certe cose dentro di me
non spariscano, ma si trasformino.

Sono cambiate tante cose,
anche se a volte faccio fatica a vederlo.

Mi mordo ancora le labbra,
osservo tanto,
mi perdo nei dettagli,
ma ho iniziato anche a fermarmi.

A non credere a tutto quello che quella voce dice.

A volte la lascio parlare,
ma non le rispondo più come prima.

Amo tanto, forse un po’ troppo.
Rido ancora fortissimo,
con le lacrime e il mal di pancia,
e ho ricominciato a piangere per i film,
a sentire senza scappare.

“boia quanto vivo”
ho pensato guardandomi allo specchio.

E questa volta non mi ha fatto paura.

Perché forse vivere non è essere perfetta,
non è avere tutto sotto controllo,
non è vincere ogni giorno.

Forse è restare.

Anche quando è difficile.
Anche quando quella voce torna.
Anche quando ti senti di nuovo un passo indietro.

Mi sono riguardata allo specchio.
Ho tolto il pigiama,
mi sono vestita e truccata.

E i miei occhi sono un po’ meno spenti,
c’è una luce piccola
ma ostinata.

Sono ancora una tempesta,
sono ancora caos.

Ma non è più un caos che distrugge.

È un caos che sta imparando
a tenersi insieme.

E allora, se oggi qualcuno si sente così,
perso dentro sé stesso,
in lotta con il proprio corpo,
con una voce che non lascia tregua,

vorrei solo dire questo:

resta.

Anche piano, anche con fatica,
anche senza sapere come.

Perché dentro quel caos
c’è ancora vita.

E prima o poi
torna a farsi sentire.


Marianum Blog