È tempo di buoni propositi

Maria, stella del mattino

Buona Pasqua ancora, nel 42.mo giorno dei cinquanta dell’Hallelujah! Scelgo due delle sette strofe di cui è composto l’ “Ave Maris Stella: “Mostrati Madre per tutti, / offri la nostra preghiera, / Cristo l’accolga benigno / Lui che si è fatto tuo Figlio. Donaci giorni di pace, / veglia sul nostro cammino, / fa’ che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”.

Il testo più ampio, pregato ai Vespri delle feste mariane e di cui non si conosce l’autore, è un inno alla Vergine anteriore al 1000 contenuto in un manoscritto del secolo X conservato nel monastero di San Gallo. Maria è invocata come “stella di orientamento” nel mare tempestoso della vita (es: “Spezza i legami agli oppressi, scaccia da noi ogni male, chiedi per noi ogni bene). Quante volte anche nei Salmi sono contenute robuste invocazioni di aiuto e Maria (che mistero!) le avrà insegnate a Gesù. La tradizione, che scomodiamo in queste settimane, diventa così una radice e non una catena. Grazie a chi nella vita ci ha trasmesso la fede! Prima di scrivervi, ho riguardato per alcuni minuti un busto di Maria che ho a casa: era di mia nonna, passò a mia mamma, arrivò a me. Quante ne avrà sentite? Ricordo molto bene il giorno in cui la madre mi insegnò il Rosario: ero piccolo, in sala sul triciclo e avevo una corona a più colori presa dai Missionari Comboniani che abitano il castello del mio paese. Ogni decina un colore: verde, rosso, bianco, azzurro, giallo. Chiesi: perché? La mamma mi disse che i continenti son cinque e che pregando pensiamo a tutto il mondo. Il Rosario apparteneva alla tradizione familiare. Gli ultimi giorni di vita del Papà, pochi mesi dopo la mia ordinazione, erano intrisi di questa preghiera. Mia Mamma Rosa lo pregava quotidianamente e, un mese dopo che nacque al cielo, l’amico e grande compositore milanese don Luciano Migliavacca mi chiamò: aveva musicato in latino le due strofe di cui sopra come partecipazione al doloroso distacco e vi confido che ogni mattina le prego per coltivare spazi di speranza.
Carissime, siamo alla vigilia dell’Ascensione e le parole dell’inno contengono richiami di cielo. Maria, sappiamo, è assunta al cielo: è una delle verità che la Chiesa afferma traendola dalla sua tradizione più antica. Subito il popolo cristiano ha pensato che la Madre di Gesù non poteva restare vittima della morte, Lei che aveva donato la vita al Vincitore della morte. Ma allora non si vive a caso, la nostra è una vigilia di fatica e di amore. Il tempo è la strada del ritorno che ci porta a Dio. Il cielo è la nostra patria definitiva, diventa il criterio di misura per compiere le nostre scelte quotidiane coerenti con la fede che professiamo. Chi crede ha la nostalgia del cielo! Noi dobbiamo amare la terra con il cielo nel cuore. Pensare a Maria, che già ha raggiunto lo scopo finale di ogni creatura, diventa uno stimolo per non lasciarci ingannare da ciò che poi passa e delude. Il Vangelo di Luca afferma che Maria “conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (saldava i fatti della vita di Gesù con i loro significati). In un mondo dove urlano “parolai” e “tuttologi” i nostri cuori rischiano di essere lastre di pietra su cui i passeri degli slogans quotidiani beccano e portano via tutto ciò che dovrebbe penetrare in noi. Ecco allora l’invocazione: “Donaci giorni di pace”: la pace non è solo assenza di guerra, ma pienezza dei doni di Dio, mentre la luce del cuore di Maria diventa una porta che si schiude sui nostri passi illuminandoli in modo nuovo. “Ricordati, o Vergine Maria, che non si è mai sentito dire di qualcuno che, ricorso alla tua protezione, implorata la tua assistenza e chieste le tue preghiere, sia stato da Te abbandonato” San Bernardo. Sia Lei un giorno a presentarci a Gesù, vera letizia di ogni candido cuore!
Litanie suggerite: “Porta del cielo”, “Stella del mattino”, “Regina della pace”.

A cura di Don Giorgio
Fin da piccoli ci hanno insegnato a guardare il cielo e ad individuare l’astro più luminoso tra una moltitudine: la Stella Polare che consente di orientarsi nello spazio senza aver bisogno di altro. Agli occhi di un bambino risulta quasi un gioco alzare gli occhi al cielo, contemplarlo e sforzarsi di trovare questa grande stella che inevitabilmente una volta individuata cattura tutta la sua attenzione. Dietro questo semplice svago si nasconde un grande significato: è fondamentale avere un punto di riferimento nella vita.
Quante volte lungo il cammino della nostra vita avremmo voluto qualcuno ci indicasse i passi da fare, le scelte da compiere, i sogni in cui credere o semplicemente darci una mano per superare gli ostacoli? Nonostante le tante persone e le tante voci che ruotano intorno a noi ogni giorno, molto spesso ci sentiamo affranti, stanchi, delusi perché probabilmente ciò di cui abbiamo bisogno è qualcosa di più grande di noi.
Papa Francesco, in uno dei suoi scritti, ci ricorda che non dobbiamo sentirci abbandonati e orfani, perché siamo tutti figli di una Madre che non ci lascia mai soli, ci aiuta a crescere, ad affrontare la vita e con essa i suoi problemi. Il Signore ci affida alle mani piene di amore e di tenerezza della Vergine Maria, perché sentiamo il suo sostegno nell’affrontare e vincere le difficoltà del nostro cammino umano e cristiano.
A tal proposito, San Bernardo scriveva:
“Tu che nell’instabilità continua della vita presente t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste
senza punto sicuro dove appoggiarti, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella se non vuoi essere travolto dalla bufera.(…) guarda la stella, invoca Maria!
(…)Se la segui non ti smarrerai, se la preghi non perderai la speranza, se pensi a lei non sbaglierai. Sostenuto da lei non cadrai, difeso da lei non temerai, con la sua guida non ti stancherai, con la sua benevolenza giungerai a destinazione”.

La nostra vita viene così paragonata a una traversata da una sponda all’altra di un mare tempestoso sul quale brilla Maria, stella del mattino, luce della nostra vita.
Ognuno di noi si ritrova ad affrontare situazioni imprevedibili e la quotidianità di questi mesi ne è la dimostrazione. Ha coinvolto tutti indistintamente e ci ha messo a dura prova: “Su questa barca ci siamo tutti” affermava Papa Francesco lo scorso 27 Marzo.
Dovremo abituarci ad una nuova normalità, ma non dobbiamo scoraggiarci: è necessario riuscire a intravedere quello spiraglio di luce in fondo al tunnel e non perdere mai la speranza. Tutto risulterà più facile se avremo davanti a noi una guida: ci basta guardare alla Vergine Maria invocata come “stella di orientamento” a cui fare sempre riferimento, sforzandoci di essere umili e pieni d’Amore come Lei.

A cura della Commissione Liturgica

Claudia Catanese
Sofia Cecchet
Diletta Fagnani
Cristina Babbaro

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