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Erin Brockovich – Forte come la verità

Si parla spesso del valore di ciò che è vero, autentico; quelloche, però, non sempre si dice è che la verità ha un prezzo. La verità, infatti, non si ricerca: ci piomba addosso da un momento all’altro, senza che noi siamo minimamentepreparati, si avvinghia inesorabilmente alle membra e le lasciaintorpidite, doloranti. E, a volte, ci toglie il respiro.

La verità, è che non si è mai pronti per la verità. Essa semplicemente arriva, ci investe con la sua carica di cambiamento, rende tutto apparentemente più difficile e crudo, perché mette a nudo le nostre paure più recondite, ciòche non credevamo potesse esistere e che, eppure, è ; una presenza ingombrante, fissa, che chiede attenzioni e di cui vorremmo liberarci al più presto, davanti alla quale tuttaviarestiamo attoniti in prima battuta, impotenti.

Anche Erin Brockovich, protagonista del film omonimo “Erin Brockovich- Forte come la verità”, si trova nella situazioneche ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nellavita: ha scoperto qualcosa che non avrebbe mai volutoconoscere, ma che non può più ignorare. E non è assolutamente pronta: madre pluridivorziata di tre figli, un conto in banca in rosso e nessun curriculum da sfoggiare, potrebbe dirsi la persona più inadatta per occuparsi di un casocome quello che invece si trova ad affrontare. Eppure, Erin, nel pieno tumulto della propria vita, è stata in grado di riconoscere una verità scomoda, di individuarne il potenzialesalvifico, e di accoglierla.

Hinkley, anno 1993; nel caldo torrido della California, lasegretaria precaria di uno studio legale, interpretata dallapluripremiata Julia Roberts, si aggira per la sede della Pacific Gas and Electric Company, raccogliendo campioni di acquacontaminata dal cromo esavalente, sostanza tossica e cancerogena, responsabile di aver provocato malformazioni, tumori e innumerevoli decessi tra i residenti della zona. Niente è semplice per Erin durante la sua indagine: non lo è convincere il suo capo, l’avvocato Ed Musry, ad intraprenderequella che diventerà la più grande azione legale condotta nelsuo genere, che porterà il colosso dell’energia a pagare il piùgrande risarcimento nella storia degli Stati Uniti; e non è facile nemmeno conciliare le esigenze lavorative con la suavita privata e le aspettative che nutrono nei suoi confronti ilsuo compagno e i suoi figli. Più volte il film invita a rifletteresu come troppo spesso una donna sia chiamata a scegliere, nella quotidianità, tra ciò che è in grado di farla sentirerealizzata sul piano professionale e la dimensione degli affetti più intimi. Ma Erin ha già scelto; ha scelto di tener fede allacausa per cui sta dedicando tutte le sue energie, perché, quando si trova davanti gli occhi stanchi di una bambina chesi sta sottoponendo all’ennesimo ciclo di chemioterapia e chele sorridono dal divano di casa, da cui si vede la fabbrica cheha rovinato la sua infanzia, Erin non può fare a meno di intravedere gli occhi dei suoi di bambini.

E allora l’unica cosa da fare per lei è andare avanti con coraggio, con passione, per cercare di incidere quanto piùpositivamente sull’esistenza di queste persone, inevitabilmente compenetrata con la sua.

È questo il portato dirompente della verità: ci fa capire chesiamo tutti vulnerabili, che il nostro destino dipendeironicamente da asettiche coordinate geografiche e da una combinazione di eventi, talvolta fatali, che ci plasmano e ci rendono quelli che siamo.

La buona notizia, però, è che non siamo soli di fronte allabanalità del caso; in ogni momento difficile, ciò che ci puòaiutare è pensare alla nostra vita come un tasselloinfinitesimale, una pennellata di un quadro che stiamodipingendo tutti assieme, ognuno a modo suo.

Ecco perché la storia di Erin Brockovich dovrebbe farciriflettere: perché ogni azione, anche quella che ci sembra piùinsignificante, avrà una ricaduta sul futuro di qualcun altro e, per quanto banale possa apparire, se può contribuire a migliorarlo, allora è scritto nella nostra natura di esseri umaniil dovere di non esimerci dal compierla.

A cura di Elena Cafagna

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