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L’Aulularia di Plauto: un viaggio nel teatro classico

Partendo dal riassunto e da una breve analisi della commedia plautina “Aulularia” possiamo delineare le caratteristiche principali della commedia di Plauto, uno degli autori comici più importanti del mondo latino e di conseguenza uno dei più rappresentativi.

La commedia narra la storia del vecchio e avaro Euclione che, entrato in possesso di una pentola piena d’oro, vive con la costante paura che questa gli possa venire sottratta. L’opera, incompiuta, narra le vicissitudini dei personaggi scatenate dall’atteggiamento sospettoso del protagonista. Il matrimonio della figlia disatteso, un cuoco malmenato e cacciato, un innamorato accusato, finché il testo non si interrompe bruscamente.

Una delle caratteristiche più significative della commedia plautina è la fortissima prevedibilità, sia a livello di personaggi, sia di intrecci narrativi: Plauto non vuole porre interrogativi problematici sul carattere dei personaggi, sulla loro etica o psicologia, ragione per la quale abbiamo un numero limitato di “tipi” fissi che il pubblico riconosceva subito. Per quanto riguarda invece gli intrecci, tutte le trame si possono riassumere in una lotta fra due antagonisti per il possesso di un bene, generalmente una donna o una somma di denaro, e termina con il successo di uno e il danneggiamento dell’altro. Soffoca così ogni aspettativa o sorpresa. La commedia di Plauto è stata a lungo anche definita “commedia del servo” proprio perché, come si evince anche dal testo dell’Aulularia, il centro dell’azione è occupato dal servo astuto che diventa vero e proprio demiurgo, artista della frode, un poeta che sceneggia la vicenda ed è la chiave risolutiva. Altra grande protagonista è la Fortuna; ha valore stabilizzante, è una forza onnipresente, è aiutante del servo, ma talvolta anche sua antagonista.

La commedia è uno scatto irrazionale di un quoziente imprevedibile, che riduce il contrasto tra messinscena, la realtà in cui agisce il servo astuto con le sue macchinazioni, e quella in cui agisce la Fortuna che riporta tutto a una realtà autentica e sincera. Si può anche parlare di commedia del riconoscimento, proprio perché prevede un’identità nascosta, mentita o perduta e poi ritrovata; si passa attraverso lunghe fasi di equivoci che, con uno scatto fortunoso, si concludono nell’agnizione conclusiva.

Questi intrecci ed equivoci svelano una visione del mondo che ha inesauribili potenzialità di comicità. Nella commedia in questioneabbiamo come esempio di equivoco e fraintendimento il momento in cui Liconide si reca da Euclione per confessargli di aver usato violenza contro la figlia. Il vecchio, che si era appena accorto che gli era stata rubata una pentola, è intento ad imprecare per l’accaduto. All’orecchio di Liconide, preda dei sensi di colpa, le frasi pronunciate da Euclione sembrano riguardare la violenza da lui stesso perpetrata sulla giovane, ma Euclione non sa niente delle vicende capitate alla figlia come Liconide non conoscequelle accadute ad Euclione. Perciò inizia un discorso equivoco e comico per il pubblico che invece conosce entrambi gli accadimenti. Il tutto è giocato sull’utilizzo del pronome personale femminile, il quale indica per uno (Euclione) la pentola, per l’altro (Liconide) la fanciulla.

Uno degli aspetti più tipici del teatro plautino è la tendenza a sottolineare, per trarne aspetti comici, il carattere fittizio e ludico dell’evento teatrale. Lungi dal proporsi come obiettivo l’immedesimazione del pubblico nell’azione scenica, Plauto ama smascherare la finzione teatrale in quanto tale, come per richiamare gli spettatori alla consapevolezza di star partecipando insieme con l’autore ad un gioco che li diverte entrambi. Una forma di rottura dell’illusione scenica molto sfruttata da Plauto è costituita dai procedimenti riconducibili al cosiddetto “metateatrocioè al teatro nel teatro, al teatro che rappresenta stesso. Un esempio tangibile di questo meccanismo, cioè di rottura dell’illusione scenica è presente anche nell’Aulularia quando Euclione, venuto a sapere del furto del suo oro, disperato e fuori di sé si aggira sulla scena interpellando gli spettatori per chiedere loro di aiutarlo nella ricerca di colui che ha commesso il furto oppure più semplicemente di indicargli il volto di costui.

A cura di Francesca Branchi

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