Collegio e università,  Per riflettere

Il demos europeo esiste?

Eredità storica e sfide attuali del Vecchio Continente

L’11 aprile scorso il Collegio Marianum ha ospitato Alberto Martinelli, Professore emerito di Scienza Politica e Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano. Insignito di numerosi riconoscimenti civici, il Professor Martinelli ha insegnato nelle più prestigiose università mondiali.

L’incontro si è sviluppato sul tema del valore dell’identità europea, con un’introduzione a cura di Antonio Campati, assegnista di ricerca in Filosofia politica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il Dottor Campati ha subito messo in rilievo l’importanza della questione identitaria, che, lungi dall’assumere i tratti della mera retorica, si pone quale chiave di lettura per capire le trasformazioni del mondo.

“Esiste un’identità europea?” si è chiesto il Professor Martinelli. Per capirlo, occorre anzitutto distinguere tra i concetti di “identificazione ed identità. Se la prima deve essere intesa come la concezione soggettiva che manifestaun sentimento di appartenenza ad una comunità, la seconda è, invece, un’identità oggettiva di valori, codici e sentimenti che si traducono in norme di convivenza.

Questo nucleo oggettivo, tuttavia, deve fare i conti con un’Europa i cui cittadini non sentono di condividere una base culturale. Base che, lo sottolinea il Professore, esiste, ed emerge con vigore grazie a precisi istituti di garanzia sociale quali il diritto al voto, i diritti sociali, borse di studio, incentivi alle imprese e molto altro.

Ha dunque significato parlare di identità europea, ma la difficoltà sta nel definirla e comprenderla. Accompagnando la platea attraverso un’articolata disamina delle dinamiche economiche, storiche e filosofiche che hanno plasmato la forma dell’odierna Europa, il Professor Martinelli ha magistralmente messo in rilievo come il contesto europeo risulti un insieme di diverse entità che hanno aspetti comuni e contrastanti – in cui quelli comuni sono di gran lunga prevalenti.

Riecheggia, dunque, lo slogan promosso dall’Europa, “Unità nella diversità”. Immaginare la nostra Unione Europea come il solo risultato di tradizioni date dal passatosarebbe, tuttavia, un’incompletezza.

L’identità, convengono Martinelli e Campati, si costruisce lavorando insieme per costruire obiettivi comuni. L’Unione Europea è il risultato di un processo che ha visto un ampliamento continuo: storie, a volte divergenti, che hanno formato con idee diverse un’unione. Si sono create fratture che hanno prodotto un insieme di crisi, accentuando la coesistenza delle diversità; vi è chi intende l’Europa come un area di libero scambio e chi vuole un’unione politica;esistono stati membri che hanno economie floride con debiti pubblici “meno in disordine” e stati del sud con economie dove si individuano maggiori elementi di fragilità; vi sono fratture legate ai diversi livelli di capitalismo.

La raccomandazione del Professor Martinelli è quella di non sottovalutare le “questioni sull’identità”, promuovendo l’efficacia delle politiche e della democrazia europea. Il demos europeo esiste e bisogna rafforzarlo guardando con fiducia alle istituzioni di rappresentanza del popolo europeo.

Parlare di Europa sin dai primi anni di scuola, costruire valori comuni, allineare etica e benessere, valorizzare la cultura, offrire un sempre crescente panorama di opportunità ai giovani: solo vivendo con altri europei ci accorgiamo di quanto abbiamo in comune.

Questa pare essere l’unica strada per contrastare la forza emotiva ed imponente del nazionalismo, la più grande minaccia a questi ultimi settant’anni di pace: un bene di cui noi non ci rendiamo conto.  

Di Sofia Cecchet

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