A tu per tu

INTERVISTA A NADIA FUSINI

I: Nel libro “La signora Dalloway” quando l’autrice scrive:Perchè eccola, era lì”, Clarissa dov’era stata fino ad allora e se Clarissa è stata ed è, in quella frase si esaurisce tutto, tutto continua?

N.F.: Clarissa è sempre stata lì alla festa che lei stessa aveva organizzato a casa sua, però si è mossa nelle stanze, è andata nello studio, ha parlato con altri, e ha appena incontrato Peter Walsh e Septimus Warren Smith. Peter perde per un attimo la presenza di Clarissa, non la vede ma la sente e questo è un modo che la Woolf utilizza per sottolineare l’importanza della figura di Clarissa per Peter che, pur essendo stato lontano da lei per molto tempo, non l’ha mai dimenticata. E’ la presenza di Clarissa che irradia la festa, e questa non sarà certo l’unica volta in cui Virginia evidenzia la figura femminile come colei che dà anima alle relazioni.

I: Quando lei svolge il paziente lavoro di traduttrice, ogni volta che fa trasmigrare le parole da una lingua all’altra, qual è l’aspetto che si ottiene e quale invece di perde?

N.F.: La traduzione è proprio questo, un transito da una lingua ad un’altra in cui si perde e si acquista; l’inglese e l’italiano, ad esempio, sono lingue “sorelle”, ma certamente abbiamo delle differenze nel ritmo, nelle metafore, nelle assonanze e nelleallitterazioni. Io cerco sempre di essere fedele all’originale, cerco di restituire quelle qualità della lingua originale, anche se non sempre si riesce; cerco anche però di essere fedele alla mia lingua, voglio che l’italiano venga trattato bene.

I: Molto spesso si immagina Virginia Woolf come la scrittrice che ha compiuto un gesto estremo, quello del suicidio, e che ha scritto testi per un pubblico abbastanza di nicchia; in realtà sappiamo che non è così e dunque perché nei nostri tempi si è radicata quest’idea di lei?

N.F.: Sicuramente è una scrittrice complessa, non di successo, ma che ha ben in mente un’idea di comunicazione a cui però non vuole sottrarre la qualità. Non è vero che lei punta ad una cerchia elitaria, anzi evidenzia molte volte di voler arrivare al lettore comune, disposto però a mettere impegno nella lettura stessa.

I: Però sembra quasi che la sua immagine sia distorta.

N.F: L’immagine è distorta da coloro che non hanno alcuna capacità di impegnarsi nella lettura, perché leggere significa mettersi a disposizione della fantasia di un altro, la comunicazione avviene se io sono pronto come lettore ad entrare in comunicazione con un altro.

Per quanto riguarda invece il suo gesto finale, nel mio libro, dando anche una statistica di quanti si sono tolti la vita in quegli anni, io rispetto quel gesto, che considero un gesto non di qualcuno che si arrende, ma un gesto di grande libertà. Ogni volta che ci penso mi emoziono; lei si affida alle onde, a questo elemento materno; lei ha combattuto fino a quando ha potuto e quando sente che il suo mondo è finito (non potrà più scrivere a causa del Nazismo) prende questa decisione.

I: A proposito della morte di Virginia, quando lei si adagia e silascia trasportare dalla corrente mi ricorda quasi l’immagine di Ofelia, pensa che ci possa essere un collegamento?

N.F.: No, non credo. Intanto Virginia è una donna che ha più di 50 anni, non ha un’identificazione con Ofelia. Credo che i suoi riferimenti siano piuttosto al grembo materno, al liquido amniotico, e non all’immagine di Ofelia.

I: Dato che Virgnia è molto presente nel suo tempo, se fosse vissuta nei nostri tempi, avrebbe scritto le stesse cose o qualcosa di diverso?

N.F.: Questa è una domanda molto interessante ma forse non si può rispondere. E’ certo che in lei ci sia una grande contemporaneità rispetto al suo tempo, vuole rispondere alle trasformazioni che sono accadute, com’è cambiato il senso del tempo, del luogo. Sicuramente lei è viva per noi; proprio oggi che è la giornata dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne ad esempio, a Milano si legge proprio la sua “Una stanza tutta per sé”, un testo molto importante e sicuramente molto attuale, con ilquale lei ci dà uno strumento attraverso il quale possiamo vivere in maniera più consapevole e conquistare e proteggere il nostro modo di essere.

A cura di Chiara De Stefano

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