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LA TOGA ADDOSSO – Una donna magistrato, la legge, la famiglia di oggi

I muri del Marianum sono saturi di storia e non solo perché dalla sua fondazione sono trascorsi ben 80 anni, bensì perché questi muri hanno ascoltato, hanno visto e custodiscono tante storie.
Storie importanti, storie di donne coraggiose che hanno preso in mano le redini della loro vita e sono riuscite ad avere l’onore e l’orgoglio di essere delle donne di valore, stimate, apprezzate e di spessore sia in ambito professionale che personale. Le Marianne non hanno mai avuto paura dei sacrifici, si sono sempre rimboccate le maniche, hanno fatto la valigia e sono arrivate qui per crearsi un futuro. Donne che come noi, oggi, hanno corso sulle scale di fretta per paura di far tardi a lezione, che si sono lamentate per il sapore dei cibi della mensa, che hanno chiacchierato sui propri letti o che, più semplicemente, si sono disperate e confortate a vicenda in vista degli esami.
In occasione dei festeggiamenti per l’Ottantesimo anniversario del nostro Collegio, abbiamo avuto la fortuna di incontrare una di queste donne, che ha fatto della propria professione la sua vita: una donna che dal momento in cui ha indossato la toga per la prima volta l’ha fatta sua, l’ha fatta diventare parte di sé, la sua seconda pelle. Paola Ortolan, Giudice del tribunale di Milano, prima di essere un magistrato è stata una Marianna e continuerà ad esserlo, come tutte noi, per sempre.
Quella che racconta nel suo libro, “La toga addosso”, è una storia, la sua, che Paola vuole donare prima di tutto ai ragazzi che oggi si affacciano alla vita professionale, sperando che qualcuno di loro prenda coraggio dal suo racconto per determinarsi a scelte impegnative, che a prima vista sembrano difficilmente raggiungibili. Questa “Donna magistrato” – la maiuscola è d’obbligo – guarda, tuttavia, anche a coloro che, leggendo, riusciranno a intravedere dietro la toga che ogni giudice indossa la persona nella sua totalità, con i suoi limiti, le sue capacità, le sue emozioni, le sue convinzioni e i suoi dubbi. Si stima la presenza di circa 10.000 magistrati su una popolazione di 61 milioni di italiani: con questo numero esiguo, è facile che il discredito che i mezzi di comunicazione di massa a volte riversano su alcuni professionisti si allarghi all’insieme. Il comportamento di uno diventa lo stereotipo che misura la condotta di tutti. Le accuse nei confronti del mondo delle toghe si moltiplicano, e feriscono. Feriscono tutti quei giudici che ogni giorno, nelle file dell’anonimato, lavorano con impegno, onestà e consapevolezza del proprio ruolo. Giudici, che, al di là degli luoghi comuni e della diffusa diffidenza nei confronti dei poteri dello Stato, ogni giorno incontrano tanti cittadini di questo Paese. Giudici maturi che, si badi. non sono quelli che non hanno dubbi, ma quelli che hanno capacità empatiche di accoglienza e ascolto, che cercano di arrivare a un equilibrio tra umanità e razionalità normativa che possa garantire alle persone la migliore decisione possibile.
L’esperienza del Collegio ha profondamente temprato il carattere e lo spirito di Paola, una ragazza che negli anni ‘80 ha lasciato il caldo nido della sua casa di Vittorio Veneto, un piccolo paesino della provincia di Treviso, alla volta di Milano, per fare ciò che veramente le piaceva, ciò che veramente la faceva sentire utile, anche se questa decisione l’ha portata a dei contrasti con le persone che amava di più, come il padre, che sognava per lei un futuro da economista.
Paola ha trascorso nel Collegio Marianum quattro anni, durante i quali ha fatto esperienze che l’hanno arricchita sia a livello interpersonale che accademico, essendo lei una “studentessa modello” con la passione per il diritto di famiglia, materia che tutt’oggi l’accompagna nella quotidianità. Paola Ortolan è una Donna che ha dovuto confrontarsi con realtà difficili e pericolose, come quella Sicilia che aveva appena fatto i conti con gli omicidi Falcone e Borsellino, dove è stata chiamata a ricoprire incarichi che spesso l’hanno portata a vivere lontana dalla sua casa e dai suoi affetti, dal marito Roberto, ex Agostino, padre dei suoi due amatissimi figli.
Asperità, queste, che, tuttavia, non l’hanno mai distolta la suo obiettivo principale e non le hanno mai fatto perdere la forza di volontà che la caratterizza. La storia di Paola Ortolan è una delle tante bellissime storie di donne coraggiose e audaci che abbiamo avuto l’onore di ascoltare durante i festeggiamenti dedicati al nostro Collegio. Storie che vorremmo e dovremmo sentire più spesso, storie che ci hanno dato una spinta motivazionale notevole a credere in noi stesse e a persistere nei nostri obiettivi, perché, come scrive Paola, a volte “le altezze sono più a portata di mano di quanto si pensi”.

LUCA’ GIOVANNA

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