Collegio e università

Summer Program, an International Experience

Partecipare al Summer program del King’s College di Londra è stata un’opportunità offertami dall’Università Cattolica, che mi ha consentito di capire le peculiarità e l’efficienza sia dell’approccio didattico di un college inglese, che la ricchezza delle università italiane.

Ho frequentato il corso di International business, che, seppur di breve durata (tre settimane), grazie al suo approccio pragmatico nell’analisi di case study svolti ogni mattina, è riuscito a trasmettermi un particolare interesse per il mondo delle aziende. I corsi pomeridiani, apparentemente di taglio più teorico, introducevano a strategie competitive di internazionalizzazione e poi ai primi strumenti di finanza, rilevatesi strumenti utili nei progetti adottati dalle imprese. Già dalla prima settimana gli studenti, grazie a un vero e proprio team work, hanno avuto l’occasione di creare una strategia di internazionalizzazione dell’impresa assegnata loro ed esporre il proprio progetto, quasi a simulare un meeting tra manager.

Questo tipo di lavoro, in primis, ha reso evidenti gli attriti che si creano naturalmente all’interno di un gruppo di studenti provenienti da paesi e culture completamente diversi, ma, d’altra parte, ha insegnato loro come superarli in maniera vincente.

Ne è risultata una maggiore maturità individuale, grazie alla quale si sono potuti colmare gap culturali e linguistici, garantendo progetti di alta creatività e rendendo questa stessa eterogeneità un punto di forza del gruppo.  Lavorare con persone provenienti da tutto il mondo sarà esattamente il futuro lavorativo che aspetta noi, aspiranti economisti, ed imparare a farlo rappresenta la migliore lezione che una esperienza come questa possa dare.

Inoltre, il corso è stato in grado di anticipare dei contenuti essenziali di finanza, in maniera breve e concisa, tale da destare un interesse per un eventuale percorso di laurea magistrale in questo settore. A tal proposito, ritengo che studiare all’estero sia stato per molti un modo per capire meglio come continuare la propria carriera accademica. Se da una parte studiare in un altro paese, in particolare in Inghilterra, può essere sinonimo di approccio pragmatico e proiezione “anticipata” nel mondo del lavoro, è anche vero che studiare nelle università italiane significa ottenere una preparazione vincente, che, in quanto a più ampio raggio teorico, va a premiare tanti talenti italiani, spesso poi impiegati all’estero.

Al di là dell’ambito accademico, Londra si è dimostrata come sempre accogliente e ricca di eventi a cui partecipare. Tra questi il più ambito da parte dei molti è il musical. Tutti i viaggiatori, turisti e non, almeno una volta, sono stati catturati dagli ammalianti spettacoli, pubblicizzati in ogni angolo della città.  Dopo aver assistito a “The phantom of the opera” al Majestic Theatre, ho potuto in prima persona verificare non solo il grande impatto di queste rappresentazioni di matrice anglosassone, ma soprattutto l’evidente attenzione che la società inglese punta su queste. Da studentessa di Economia e Gestione dei Beni culturali e dello Spettacolo non ho potuto far altro che notare quanto grande sia il patrimonio che abbiamo in Italia, ma poco valorizzato, e di quanto siano invece capaci gli inglesi nel mettere a frutto le proprie risorse. L’esperienza ha fatto maturare in me una maggiore consapevolezza delle tante azioni di miglioramento necessarie a musei, fondazioni e teatri italiani; l’esempio positivo anglosassone sarà senz’altro un metro di paragone per perfezionare la gestione dei beni culturali nel mio paese.

 

 

Viviana Mercuri

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