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C’era una volta l’America…

Il mondo è nel caos dopo le elezioni americane dell’8 Novembre 2016. Quello che avrebbe dovuto essere un evento sbalorditivo, che avrebbe portato al governo un nuovo volto a rappresentare uno dei Paesi più potenti nel mondo, è diventato una tragedia, uno scandalo, capace di catturare l’attenzione del mondo intero. Le vicende politiche americane da circa un anno ormai riempiono giornalmente la vita di ogni individuo in qualunque parte del mondo globalizzato, là dove ogni stazione radio, ogni canale televisivo e ogni giornale quotidiano, riportano scandali, sondaggi, dichiarazioni legate al tentativo di individuare il più idoneo fra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Sin dall’inizio di questa lunga ed estenuante campagna elettorale, fra i vari candidati, due grandi figure hanno dominato il panorama politico e coinvolto l’elettorato, attirando su di sé l’attenzione dei media: Hillary Clinton, illustre avvocato, nonché ex-First Lady, ma con un passato a tratti torbido e sicuramente legato alla condotta del marito, e Donald Trump, un businessman, milionario, approdato alla politica americana con idee spesso contraddittorie, e non conformi alla morale comune.

Mi chiamo Francesca Adamo, sono una cittadina italiana, ma anche americana. Sono nata il 20 Agosto del 1998, nel periodo più florido dell’America, nelle terre deserte del Texas. Ma non vi illudete: nonostante i miei dati anagrafici nascondano il fatto che io sia cresciuta in una famiglia rigorosamente italiana, in realtà ho sempre avuto l’opportunità di osservare gli eventi che accadevano in entrambi i Paesi.

Avendo vissuto in prima persona la campagna elettorale, ho potuto percepire quanto il popolo americano considerasse “tossica” l’idea di politica che circolava in quel periodo. I miei compagni, i professori, gli amici ridevano delle due facce che si erano presentate all’inizio delle candidature: “Non è possibile, verranno eliminati subito,” oppure, “Con che coraggio?”

Ricordo chiaramente la sensazione di essere costantemente osservata dai due candidati: nei ristoranti, negli hotel, in televisione, persino a scuola… insomma, in America la campagna elettorale monopolizza i discorsi, persino i pensieri dei suoi cittadini.

Con il tempo, la paura degli americani cresceva sempre di più e sempre più visibilmente. Quello che sembrava una commedia televisiva si era trasformato in un incubo. La maggior parte dei candidati era stata eliminata, restavano a dominare la scena politica le due figure più improbabili e più temute dagli americani. Gli stessi due volti che, mesi prima, erano stati derisi dal Paese intero. La tensione cresceva: l’America era ufficialmente divisa in due.

La mattina del 9 Novembre appena sveglia ho preso il telefono. Non riesco ancora adesso a descrivere le emozioni contrastanti che ho provato di fronte alle seguenti parole: “Donald Trump, il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America”.

Vivendo in Italia, non mi aspettavo che questo mi potesse allarmare così tanto, e invece, mi ritrovavo ancora una volta nel panico. Pensavo ai miei amici, ancora negli USA: alle persone di colore che conosco e che vivono lì, alle mie amiche, alle donne forti e caparbie, e a tutti quei cittadini americani che Trump aveva minacciato durante le sue campagne elettorali.

Pensavo al mio Paese, l’Italia, pensavo all’Europa, al fatto che presto Trump avrebbe vanificato gli sforzi di tanti anni in cui si erano raggiunti accordi di collaborazione con gli altri Paesi… pensavo a come fosse possibile che, l’uomo che aveva maltrattato donne, che aveva minacciato gli immigrati, spaventato i musulmani per il proprio credo, avesse raggiunto una delle cariche più ambite e più importanti al mondo. Pensavo a come lui, su tutti, fosse riuscito, senza nessuna esperienza politica, senza niente di… buono, fosse riuscito a sopraffare un altro candidato come Hillary Clinton, molto più esperta sul campo.

I miei pensieri ad un certo punto si erano fermati a guardare il resto del mondo: le crisi nel Medio Oriente, le minacce del Nord Corea e i problemi climatici…

La rabbia e il rancore dei cittadini “anti-Trump”, avevano raggiunto le strade, gruppi di centinaia, migliaia di persone avevano cominciato a protestare contro questa decisione finale.

Ogni volta che qualcuno mi chiede la mia opinione in merito alle elezioni, io non so mai cosa dire. Sono ancora sotto shock. Mi arrabbio, mi innervosisco… e poi? Rimango in silenzio. Perchè? Perché cos’altro si può fare? Bisogna rassegnarsi e accettare l’accaduto o protestare, rischiando di diventare quello che gli americani definiscono come “peggio delle minacce di Trump”? Questo articolo e` decisamente molto poco obiettivo, e io sarò sempre, sempre contro Trump; ma con l’America nel caos, la politica in mano ad un uomo che di politica sa poco o quasi nulla, cosa si può fare se non restare in silenzio?

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Foto che rappresenta l’ingresso principale della mia scuola, inviata da una mia ex compagna, qualche giorno dopo la chiusura delle elezioni americane.

A cura di Francesca Adamo

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